Memoria spedita da giacomett
il 2.3.2005




Chiunque può scrivere le sue memorie su Connected Memories _ Connected Memories è un tentativo di interpretare esteticamente le nostre memorie e la memoria in generale.
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una fisarmonica

Una fisarmonica

Non era un fatto eccezionale che un suono di fisarmonica entrasse nel mio ufficio, stanza affacciata al primo piano, sulla via maestra della cittadina. Non voglio dire che era normale ascoltare suoni di fisarmonica in quel posto, tutto altro. Anche se oramai i nostri centri storici sono chiusi al passaggio delle autovetture, ad ogni ora è tutto un accendere e spengere di motori, un caricare e uno scaricare di merci, un indaffario dalla sospetta frenesia, com’è dei medici intorno al capezzale del malato. No, non era questo il problema; Del resto, i rumori degli automezzi vanno a coprire le poche voci.
Si sa, pochi negozi competono con le allettanti operazioni commerciali dei grandi magazzini, e quelli che resistono non sono i negozi che intendo io. Le botteghe, logorroici punti d’incontro di una perduta identità sociale, sono sparite. Oggi si creano sportelli di informazione per i turisti, allora bastava entrare nella merceria; ci voleva tempo, persi d’attesa in una scelta infinita e millimetrica di colori e bottoni, ma la “mappa” raccolta era precisa e colorita anch’essa.
Anche gli “alimentari” si sono rarefatti; colti dal consumismo, come funghi radi in un autunno di poca pioggia e molto vento. Ieri sera uno dei pochi resistenti, una capraccia, m’ha detto che chiuderà sempre più presto, “dalle sei di sera in poi non c’è più nessuno, solo vagabondi” mi raccontava, e della sua paura: “Abbasserò il bandone più prima, alle sette.”. Questo tempo assomiglia sempre di più davvero a un arido paesaggio di savana, o peggio, a un deserto pieno di miraggi economici e povero di oasi, anche queste un miraggio; e della mappa che ne individuava il posto certo s’è persa la memoria. In africa, come cala il sole sparisce la vita, voglio dire scompare alla vista, il resto è una paura fatta di bestie feroci, di assassini, di lotta per l’esistenza urlata ma non vista, e questo è il vero buio. Dall’alto dell’aeroplano di notte, l’africa è un buco nero; dal piano della savana è un cielo fulminante, eppure, tutto questo chiarore non basta a illuminare la notte, il buio e la fame in africa si mangiano (anche) le stelle, non lasciano punto di riferimento alcuno. Noi, un’intera nazione in ginocchio per un black-out di sei ore, in africa il black- out si manifesta ogni notte. La differenza sta che gli africani sono più intelligenti, o forse hanno più fitness, in queste condizione non pensano a comprare frigoriferi. Bisognerà abituarci all’idea, perché la desertificazione dell’urbe è incipiente e la savana incombe nei parchi pubblici. Ma non è ancora tempo, ugualmente, ancora, se si presta attenzione, c’è sempre uno schiamazzo improvviso, un parlare più forte, come un sorriso, un grillo fuori posto che frinisce di notte, e non è un urlo disperato ma di speranza. Basta ascoltare, forse cercare, e se hai fortuna poi, se hai davvero fortuna, ascolti note diverse, note vere, note di fisarmonica, che sembrano, come quel giorno, una culla dondolata da una mano materna, ne triste, ne allegra, rassicurante ecco. Chi non si stupirebbe, è raro.
Non era un fatto eccezionale che un suono di fisarmonica entrasse nel mio ufficio, stanza affacciata al primo piano, sulla via maestra della cittadina. Il fatto è che la finestra era aperta. Così, spinto dalla curiosità, mi sono affacciato per vedere il suonatore, chi fosse mai quest’uomo, che ancora insisteva vento contro il deserto, e mi portava la culla e la mano. E poi l'ho visto: era africano.

giacomett



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