Memoria spedita da/Memory sent by:
claudio.pozzi
il 14.5.2005




Chiunque può scrivere le sue memorie su Connected Memories _ Connected Memories è un tentativo di interpretare esteticamente le nostre memorie e la memoria in generale.
Nota: i testi che si inseriscono possono essere corretti, ma non cancellati

English

Anyone can write their own memories on Connected_Memories. Connected_ Memories is an attempt to aesthetically interpret our memories and memory in general.
Note: the inserted texts can be corrected, but not cancelled

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riferimento temporale/time reference : 1993


pippo

non era un cane, era un fulmine. L’aveva trovato Ugo nei campi vicino a casa.
Era ridotto in condizioni pietose. Magro come un uscio, tremava come una foglia senza riuscire a calmarsi.
Certamente era stato abbandonato.
Incapace di cacciare? Forse. Era un segugio di rara bellezza. Una volta accasato, non tardò a dimostrare tutta la sua riconoscenza. Indipendente nell’animo, non era un cane appiccicoso. Ma era felice di stare con noi. E correva, a volte per ore. Qualcuno ogni tanto lo avvistava mentre galoppava col suo stile asciutto a qualche chilometro da casa. Quando veniva a trovarci qualche amico con un altro cane, allora impazziva. Lo sfidava a correre (il cane) intorno all’aia, senza lasciarlo in pace finchè non lo vedeva sfiancato.
Qualche volta mancava per giorni e poi tornava senza collare. Evidentemente qualcuno tentava di tenerlo legato.
Aveva paura dei tuoni e degli spari: veniva a nascondersi sotto al divano per sentirsi protetto.
In macchina a volte ci saliva, quando non aveva voglia di restare solo. Spesso, però, ci salutava contento e lo trovavamo lì ad aspettarci quando tornavamo.
La prima volta l’ho perso a Grosseto. Ero al lavoro sulle mura e lui era con me. Non mancava molto a Natale. Esplosero dei botti e lui fuggì, finendo nelle mani di una attentissima volontaria di qualche associazione canina e, da lì, al canile municipale.
Dovetti lottare non poco per riaverlo. Non era tatuato e faceva comunque gola a parecchi. Piaceva sia ai cacciatori di lepri che aquelli di cinghiali. Aveva delle cicatrici che si era fatto finendo sotto una macchina: lo facevano sembrare reduce da epiche battute nella macchia maremmana.
Ogni tanto tornava col muso pieno di aghi di istrice. Marina li estraeva pazientemente. Dopo un po’ sembrava aver imparato a scansare il naso: tornava con gli aghi infilati nel culo!



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