Memoria spedita da/Memory sent by:
francesco.michi
il 8.1.2005



memory padre/father
un libro



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riferimento temporale/time reference : estate primi anni 70


una sera al mare

Questo è uno dei racconti di cui parlavo nel testo "un libro".
Chissà se gli altri due amici citati si ricordano... non è un episodio saliente, non una serata particolare, direi che nonostante l'incontro strano che sta alla base della memoria, non si discostava poi tanto da quelli seratine che eravamo soliti passare, noi allora venti/venticinquenni. Io comunque l'ho ricordata a lungo, l'ho scritta, è vero, ma ho continuato a pensarci anche dopo ogni tanto.

Maurizio l'ho rivisto, dopo tanto tempo, un anno fa, alla festa che ho dato per i miei 50 anni. Era il mio amico allora e ancora è forte l'emozione nei suoi confronti.
Del Franchi non so più niente.
Vado col racconto:

Quella volta che il sole tramontava, lui non poté fare a meno di pensarci su.
Un altro giorno che se ne va, ancora un segno che tempo ed uomo sono due cose che non vanno d'accordo: il ritmo del giorni è così crudelmente insensibile!
Beh, a lui piaceva star lì, sdraiato bocconi sulla spiaggia, col solo costume, a non fare niente e pensare guardando il tramonto sul mare. E il tramonto doveva finire, prima o poi, e lui sarebbe dovuto andare a cena, distrarsi insomma dalla sua attuale occupazione, cambiare i suoi rapporti col mondo. -inquinamento- Aveva anche un po' di paura ad arrivare a domani - inquinamento, lattine, copertoni, vetri sulla spiaggia -. Le grida della gente vicino e dietro a lui, qualche nuvoletta all'orizzonte rendeva la situazione meteorologica ancora incerta.
Si voltò un attimo indietro, verso la casa degli olandesi. Era rimasto solo, constatò, i suoi amici dovevano essere già andati in casa a preparare la cena; forse l'avevano anche avvertito, ma non aveva sentito, o se ne era già dimenticato. Frugò nei pantaloni cercando l'orologio, accidenti! già le otto e un quarto. Decise che era meglio incamminarsi, gli dispiaceva passare per uno scansafatiche. Cominciava la serata, poi sarebbe venuta la notte, per dormire, e poi domani. Aveva già voglia di ripartire, di montare in macchina e di passare una notte in albergo. Si ricordò di aver fatto cosi una volta, di essere partito verso le dieci di sera e di essere arrivato in un alberghetto in mezza montagna. La mattina, quando si svegliò, vide il panorama, una sorpresa, perché era arrivato di notte. La nebbia autunnale che copriva la valle, i rami degli alberi che stavano perdendo le foglie. Poi amava le colazioni in albergo, le faceva sostanziose e si alzava presto la mattina, mentre a casa sua beveva solo un caffellatte veso le undici. Mentre camminava vide che gli venivano incontro gli amici, Maurizio e il Franchi, con una chitarra ed un flautino.
Li aspettò fermo,. non andò loro incontro.
Da laggiù il Franchi gridò:
-Ehilà!-
E lui:
- Cosa c'è, stavo venendo verso casa.-
- Stasera andiamo al ristorante, che ne dici?-
- Ho tutti i soldi in casa!-
- Te li abbiamo presi noi.-
- Quand'è così...niente in contrario.-
I due lo raggiunsero.
- Va bene. Andiamo a piedi.-
- Perché la chitarra?-
-Così!-
Risero.
II ristorante non era molto distante, quello vicino al mare.
Ordinarono cacciucco, poi gamberetti alla brace, poi vongole e vino bianco.
Maurizio sembrava un po' triste.
- Cos'hai?-
- Senti, perché non partiamo di qui e andiamo un po' a giro?-
- E dove vorresti andare?-
- lo pensavo alla montagna... in Val d'Aosta?-
- Un posto vale l'altro, quanto tempo è che stavate confabulando di partire?-
- Mah, ne parlavamo prima.-
- Sai che pensavo anch'io la stessa cosa mentre venivo verso casa?-
- Vorrei avere un po' di avventure da raccontare quando finisce l'estate.-
- E' questo il motivo?-
- Sì, e poi mette sempre un po' d'eccitazione addosso l'idea di una partenza.-
- A me sta bene. Anche domani. Il Franchi è d'accordo? ne avete parlato prima no?
- No, ancora non lo so...- disse il Franchi che finora era stato zitto.
- Non si sa decidere, è pigro.- intervenne Maurizio.
- D'accordo, decideremo...domattina.-
Già ora la prospettiva del domani gli sembrava un po' più accettabile, anzi, pensava che un domani, come situazione, poteva anche far comodo.
Durante il resto della cena cercarono di ricordare i nomi di tutti gli stati americani, ma riuscirono a contarne solo quarantotto, gli altri due proprio non venivano in mente a nessuno, domandarono anche al cameriere. Scoprirono il giorno dopo che erano il Rhode Island ed il Delaware.
Uscirono dal ristorante molto tardi, un po' ubriachi, e cominciarono a camminare per le strade del paese. Entrarono in un bar a vedere la televisione, poi presero la macchina e girarono i paesi vicini. Si fermarono verso le una, in una piazzetta.
- Andiamo a suonare in piazza.- disse il Franchi
- A quest'ora?-
- E dai, che c'è di male?-
- Boh, va bene!-

Si sedettero su una panchina. Il Franchi prese subito la chitarra e cominciò a suonare canzoni che solo lui conosceva, gli altri due, con gli occhi persi chissà dove, si stavano beando di sogni e fantasticherie.

Il Franchi ogni tanto si fermava e chiedeva ad Maurizio di suonargli una canzone napoletana, accompagnando la richiesta con gesti di esultanza e ritmi di tamburo sulla cassa della chitarra. Lui e Maurizio ridevano.

Alla fine Maurizio prese la chitarra e suonò veramente una canzone napoletana, e fu allora che arrivò un ragazzo, usciva da un locale lì di fronte, biondo e con un paio di occhiali scuri.
- Avete una chitarra? posso toccarla?-
- Certo!-
Si mise a sonicchiare, molto male.
- Sapete...sto cercando qualcosa...che...-
e poi continuava a suonare molto male e loro a guardarsi.
Poi cominciò a parlare di sé.
Era di origine belga, e per questo aveva fatto il militare in Germania.
Aveva studiato piano al conservatorio.
Stava registrando un 45 giri a Firenze, ma non poteva dire dove.
Aveva avuto un incidente ed aveva perso un dito, quindi non poteva suonar bene la chitarra.
Aveva abitato un anno ad Ascott, unico bianco fra tanti negri.
Continuò a suonare le sue canzoni bruttissime, senza né capo né coda ed eseguite tutte male.
Poi Maurizio riprese la chitarra e cominciò con gli accordi di un blues, il ragazzo biondo e con gli occhiali cominciò a cantare.
Un blues.
"Darling, love me, please leave me."
Lui suonava il flauto ed aveva paura di svegliare tutti alle due di notte..
Il Franchi stava fuori, scocciato della presenza di quell'intruso, e voleva andare a letto. Tutti e tre erano comunque stanchi e pesanti.
Il blues stava finendo. Il ragazzo biondo e con gli occhiali dise:
- Questo giro, vedi...sì, quello che facevi ora: l'ho inventato io...-
Li invitò tutti e tre a bere un bicchierino a casa sua, dove aveva anche il piano, ma il Franchi voleva proprio andare a letto.
Si salutarono e i tre rimontarono in macchina.
- Doveva essere pazzo o ubriaco: strani incontri quelli delle due di notte !- disse il Franchi
- Siamo stati sciocchi- disse Maurizio- dovevamo andare a casa sua... sai se era tutto un bluff, i suoi anni di conservatorio...come minimo...-
Poi soggiunse rivolto verso di lui:
- Questa, vedi, è una delle cose che si possono raccontare.-



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