Memoria spedita da/Memory sent by:
francesco.michi
il 11.8.2008



memory padre/father
al buio



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Chiunque può scrivere le sue memorie su Connected Memories _ Connected Memories è un tentativo di interpretare esteticamente le nostre memorie e la memoria in generale.
Nota: i testi che si inseriscono possono essere corretti, ma non cancellati

English

Anyone can write their own memories on Connected_Memories. Connected_ Memories is an attempt to aesthetically interpret our memories and memory in general.
Note: the inserted texts can be corrected, but not cancelled

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riferimento temporale/time reference : 1978


Guardando la vita degli altri...

Stamattina (ma non è più stamattina, perché ho scritto qualche tempo fa), dalla finestra della mia camera che dà sul mare, mi sono fermato a guardare la gente di una barca, che si tuffava in acqua, nuotava, e tornava su – poi faceva altre cose, così, semplicemente viveva.

Ero contento di osservarli, l’attitudine all’osservazione compiaciuta mi si amplifica davanti al mare.

Dopo anni mi è tornato alla mente di una ragazza che 30 anni fa circa (secolo più secolo meno) mi raccontava di sognare – immaginare – una situazione nella quale lei mi guardava da una stanza – dove senz’altro qualcosa anche faceva –, soddisfatta, mentre io, allora studente che redigeva con passione una tesi e inoltre per vezzo scriveva racconti, ero intento al lavoro – scrivevo.
E ci vedeva così nel tempo, con la serenità dell’abitudine della vita in comune.
Purtroppo era quello che si dice un rapporto sbilanciato, che fra il prendersi e il lasciarsi riuscì a durare poco più di un anno, mi sembra, ma le nostre intenzioni e coinvolgimento erano del tutto diverse.

Ma insieme a questo mi è tornato in mente, e me ne ero dimenticato, come questa storia cominciò.
Avevo dunque intorno ai 25 anni. Una sera ricevetti la telefonata di una ragazza che diceva di essere disperata, di aver deciso di suicidarsi e che aveva fatto un numero a caso prima di mettere in atto il suo proposito.
Non ricordo proprio tutti i dettagli della telefonata. Forse non sapevo se crederci oppure no, comunque passai molto tempo al telefono (non si sa mica mai) , e non ricordo cosa fu detto, ma restò il fatto che non si suicidò e che anzi mi ritelefonò i giorni successivi e finimmo col vederci e stare insieme.
Ho saputo da lei, di sicuro, poi, che la storia del suicidio era un pretesto, ma non credo di aver mai saputo come ebbe il mio numero di telefono, visto che gli ambienti che frequentavamo erano molto diversi.

Di tutta questa storia però oggi tutto mi dispiace. Intanto di come la condussi io, che in realtà passavo davvero un periodo difficile e triste, niente mi piaceva della mia vita, ed ero in attesa di qualcosa che sembrava nessuno fosse degno di donarmi.

Quando scrivo su Connected Memories, solitamente cerco di far sì che la mia memoria, oltre che raccontare, apra una prospettiva di riflessione sul ricordare stesso, e non mi piace solitamente usare CM in modo diverso, ma ora mi appare che questo scritto abbia un fine diverso. Questa storia è una storia di rimorso.
Mi dispiace se trascurai e feci soffrire la ragazza, e andò davvero così, poi (anche se mi rendo conto che, tolte dal caso personale, si tratta delle banali sofferenze d’amore che chiunque incontra nella gioventù); vorrei chiedere scusa e nell’assurda ipotesi che questo scritto venga rintracciato dalla ragazza in questione (1), della quale non ho più avuto notizie, spero che queste scuse, che sono veramente sincere (e anche rimaste nel cassetto per tanti anni), vengano accettate.

L’immagine che lei aveva del nostro futuro ancora mi è davanti agli occhi, così come allora la immaginavo, vista dai suoi occhi, che me la raccontava, in una casa in campagna, in pietra, con una luce che viene dalle ampie vetrate. Quell’immagine, che piaceva anche a me, avrei tanto voluto regalarcela, ma io non ero quel che si dice proprio innamorato (non avrei potuto esserlo in quel periodo – questo lo so – e le sono anzi grato di avermi fatto sentire almeno desiderato), anche se lei mi piaceva molto (e sicuramente non glielo avrò mai detto, orso com’ero) e così non la sentivo giusta (l’immagine) ed ero costretto a negarla al nostro immaginario comune, come una cosa mai realizzabile, come una menzogna.




(1) E queste cose accadono, almeno quando il nome è citato, cosa prò che qui non posso fare: un amico di molti anni fa, ricercando il suo nome su internet, è incappato in una mia memoria che lo citava, e abbiamo ripreso il contatto. Non so se qa qualcun altro è successo…



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